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23.5.22

LA DANZA DEI FENICOTTERI

 21-22.05.2022 TORRE COLIMENA - MANDURIA (TA)

Torre Colimena Salina dei Monaci Manduria Taranto Puglia


Il nostro van “Odisseo” oggi compie due mesi e cinquemiladuecento chilometri. Lo festeggiamo in un angolo di natura incontaminata che si trova nel territorio di Manduria, immersi in una suggestiva ed emozionante macchia mediterranea che sa di ginestra spinosa, lentisco, mirto e criso che tuffano il loro verde acceso in un mare cristallino da un lato e nella lucente salina dall’altro.

Fra le dune sabbiose, al tramonto, planano con un’elegante danza i fenicotteri rosa che popolano questi mille ettari di riserva naturale. Tra gru, cigni, germani reali, oche selvatiche, aironi e martin pescatore, svetta alta la torre Colimena, voluta da Carlo V a difesa della penisola salentina dalle incursioni turche. Seduti all’ombra della sua monumentale scala d’accesso a tre arcate, ci godiamo la vista che spazia lontano verso l’orizzonte.

Torre Colimena Salina dei Monaci Manduria Taranto Puglia


Sul lungomare si alternano ristorantini di pesce a piccoli alimentari di paese, negozietti di articoli per il mare, pescherie e fruttivendoli con le cassette di verdura in bella mostra sul marciapiede. E’ tutto un gran vociare in un dialetto molto musicale a tratti incomprensibile. La stagione estiva è alle porte e tutti sembrano già pronti. Entriamo nella pescheria del ristorante “La Zattera” e il banco del pesce fresco ci fa venire l’acquolina in bocca. Questa sera sarà lo chef Pompilio a prepararci la cena. Seduti al nostro tavolo vista mare, l’aria che si respira è quella di una taverna spartana molto alla mano: cataste di piatti vuoti sul tavolo pronti ad accogliere i gusci dei frutti di mare, contenitori zeppi di tovaglioli di carta per levar via alla meglio l’unto del pesce mangiato con le mani, cestini di plastica pieni di fette di pane casereccio. Qui sicuramente il galateo e la cortesia non la fanno da padrona, ma in compenso il cibo è ottimo. Mi tuffo nel mio piatto di Crìtimi (finocchio marino) ed è subito magia. Questa particolare specie vegetale che invade gli scogli lungo la costa, cresce letteralmente fra la terra e il mare e il sapore delle sue foglie carnose è una vera prelibatezza. Con un buon bicchiere di vino bianco brindiamo al nostro Odisseo, prima di andare a dormire cullati dal rumore delle onde del mare e invasi dal chiarore delle stelle che entra prepotente dalle finestre del van.

Torre Colimena Salina dei Monaci Manduria Taranto Puglia


Il buongiorno preannuncia temperature estive ben al di sopra dei 30 gradi. Lo scirocco infuocato invita ad un bagno rinfrescante. I bambini giocano a palla sull’immensa spiaggia di sabbia finissima che, alle 9:00, è ancora tutta solo ed esclusivamente per loro.

La mattina scorre lenta e serafica, con gli aironi e i gabbiani che, di tanto in tanto, volteggiano eleganti sulle nostre teste. Su e giù per le dune raccogliamo un pò di erba di mare (è con questo nome che in Salento è conosciuto il finocchio marino) . Una volta in camper la sbollenteremo in acqua e aceto e la conserveremo con l’aggiunta di olio d’oliva, sale e foglie di menta. Per tutta l’estate avremo i nostri Crìtimi da aggiungere per insaporire le friselle salentine ovunque saremo.

A mezzogiorno, il sole a picco sulle nostre teste ci sta per cuocere e l’unica alternativa è quella di tornare al van. Troviamo il parcheggio allegramente vivo e pieno; di camper ce ne sono sette oltre al nostro.  Pranziamo fra i papaveri e le margherite gialle, con l’azzurro intenso del mare e il celeste pastello del cielo a farci compagnia.

Area sosta camper Torre Colimena Salina dei Monaci Manduria Taranto Puglia



14.5.22

Di museo in museo fino alla riva del mare

Rossano (CS) 14.05.2022

Museo Liquirizia Amarelli Rossano Calabria Cosenza
Dopo una notte estremamente tranquilla e una deliziosa colazione in compagnia di Tonino, lasciamo Rotondella per dirigerci finalmente verso la nostra agognata scorta di liquirizie Amarelli. Con il blu intenso del mar Jonio che ci tiene costantemente compagnia sulla sinistra lungo tutta la strada, cominciamo ad informarci un pò sulla cittadina che ci ospiterà oggi. Non facciamo in tempo a raggiungere il museo della liquirizia “Giorgio Amarelli” che già abbiamo prenotato una visita al museo diocesano e del Codex. Rossano ha davvero tanto da offrire, tra lo scintillante azzurro della costa e le infinite tonalità di verde dell’entroterra.

Alle 10:00 siamo davanti allo shop della Amarelli, quasi con la bava alla bocca di fronte alle vetrine cariche di sassolini, gommose, spezzatine… Il sole picchia forte e la pressione si abbassa: abbiamo giusto bisogno di radici saporite da masticare! 

In un lungo tour tra incisioni, documenti, libri, attrezzi agricoli, oggetti quotidiani e fotografie, scopriamo i segreti della lavorazione della liquirizia e ci perdiamo nell’osservare e nel toccare ammassi neri e duri simili alla roccia lavica accanto a ceste stracolme di radici nodose.

Finalmente mia figlia è pienamente soddisfatta, con gli angoli della bocca colorati di nero e il sorriso enorme di chi ha ottenuto il meglio che potesse desiderare. La liquirizia è sua e per lei la vacanza potrebbe anche finire qui. 

Per noi no. Ormai abbiamo deciso: il comune che ospita uno degli evangeliari più antichi al mondo, inserito nella lista dei beni del patrimonio UNESCO, non può essere salutato così alla leggera. Il tempo di una breve sosta ai piedi del centro storico e siamo pronti per la visita del museo diocesano e del Codex. E’ difficile nascondere l’emozione alla vista delle sottilissime pergamene minuziosamente decorate d'oro e d’argento. 

Museo Rossano Cosenza Basilicata Codex

Per più di mezz’ora subissiamo di domande la guida che ci accompagna fra numerose teche in giro per le sale. Usciti estasiati dal palazzo arcivescovile, il sole ci acceca e ci brucia la pelle. E’ ancora il mese di maggio, ma l’estate sembra essersi affacciata prepotente ed in netto anticipo. Non ci resta che cercare refrigerio nelle acque dello Jonio. 

La spiaggia di Lido Sant’Angelo si stende ai piedi della Sila Greca e la sabbia pare composta da innumerevoli spezzatine di liquirizia Amarelli ricoperte di zucchero brillante e colorato. Se non fosse per la centrale Enel che, con le sue ciminiere, ne compromette irrimediabilmente lo sguardo sull’orizzonte montuoso, questo angolo di Calabria sarebbe realmente il paradiso. Il mare è azzurro, limpido e con fondali dolcemente digradanti. Ovviamente non ci facciamo trovare impreparati. Due teli da mare, costumi da bagno e via, immersi in un’acqua abbastanza fredda da risultare rigenerante.

Rossano Cosenza Calabria Mare



13.5.22

Una pausa caffè a Rotondella

Rotondella Matera Basialicata
Quando hai un van e tua figlia ti chiede un bastoncino di liquirizia, un breve tragitto fino alla più vicina erboristeria ecco che si trasforma in un viaggio di quasi 300 chilometri in sola andata fino a Rossano Calabro!

Rotondella Matera Basilicata
Partiamo da Soleto  nel primo pomeriggio. Superata Taranto abbiamo già voglia di una pausa caffè. Guardiamo verso il lato occidentale della E90 e, con l’aiuto della mappa, individuiamo Rotondella. Ci piacciono fin da subito la posizione e la forma di questo piccolo borgo. La pausa caffè è aggiudicata!

“Il balcone sullo Jonio”: è così che è conosciuta questa spirale di vicoletti labirintici che si inerpicano fino in cima ad un’altura che offre viste spettacolari. Lo sguardo si perde fino al mare su tutto il golfo di Taranto e persino oltre fino alle coste salentine. Fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia questo paese di poco più di 2000 abitanti in provincia di Matera, da molti ancora ricordato come Rotunda Maris.

Ci fermiamo al Tropical bar dove conosciamo Tonino ed è subito amicizia. Di fronte ad un caffè in ghiaccio, una birra Raffo e due stuzzichini, è subito un chiacchierare fitto fitto di Lucania, di bellezze da scoprire e di racconti da tramandare. Parlando dei nostri trascorsi in questa regione ci soffermiamo ad approfondire dicerie e leggende che gravitano attorno ad un altro paesino qui nei dintorni: l’innominabile.

Colobraro ha la fama di “portare iella” e questo già lo sapevo. Solo non ne conoscevo il motivo. Tonino ci racconta che, negli anni quaranta, il podestà di “quel paese”, durante una riunione tenutasi nel salone della Provincia di Matera, avvisò i presenti che l’imponente lampadario della sala sarebbe crollato. La sfortuna volle che questo, secondo quanto narra la leggenda, cadde veramente e che, essendo adornato di aculei, fece anche molte vittime.

Da quel momento il paese d’origine di Don Virgilio fu bollato come porta sfortuna. Tonino ridacchia mentre prosegue raccontandoci che bastò questa triste coincidenza per far sì che le malelingue dei paesi limitrofi iniziassero a parlare di Colobraro come di un paese da non nominare, convinte che solo a pronunciare il suo nome potesse accadere qualcosa di brutto. Ecco che Colobraro è a tutt’oggi “quel paese”.


Rotondella Matera Basilicata

Ci allontaniamo dal bar allegri, sorridenti negli sguardi e nel cuore; i bambini hanno ancora in mano le ciambelle al cioccolato che Tonino ha offerto loro. Le mangiano con gusto mentre corrono a giocare a nascondino in questo dedalo di viuzze strette e silenziose che, sopraggiunta la sera, si stanno trasformando pian piano in una scena da piccolo grazioso presepe, illuminato dalla luce calda dei lampioncini che sporgono dai muri delle case arroccate sui costoni di roccia. La pausa caffè si è protratta ormai troppo a lungo; mi sa tanto che, per questa notte, ci conviene restare a dormire qui. Domani è un’altro giorno e la liquirizia può anche aspettare.


7.5.22

Racconti bagnati di mete mancate

06/07.05.22 FARDELLA

Area Sosta Camper Fardella Van Pitenza Basilicata


E’ proprio vero che la Basilicata è tutta da scoprire e fa venir voglia di girovagare sempre alla scoperta di nuovi angoli nascosti, ma alcuni comuni di questa regione chiedono a gran voce un periodico ritorno. L’accoglienza è spesso talmente familiare da legarti a doppio filo ad alcuni luoghi. E così siamo di nuovo a Fardella, da Gennarino, Biagio, Vincenza… a passeggiare fra boschi ombrosi alla ricerca di sorgenti di acqua pura, fra i vicoli del centro storico alla scoperta dei suoi preziosi portali, nelle campagne piene di frutti a perdere lo sguardo verso il Pollino. 

Questa terra di immigrati prima e di emigranti poi, di intere famiglie partite nella speranza di migliori condizioni economiche e a volte tornate, ci ha rapiti riempiendoci il cuore.

Fardella, con i suoi poco più che 500 abitanti è il luogo perfetto per chi è alla ricerca di un tranquillo eremo ospitale dove la modernità non ha scalfito il sapore dell’antico.

Siamo qui da poche ore sotto ad un nuvolone che preannuncia pioggia e che lascia intravedere i raggi del sole solo di tanto in tanto, ma siamo felici. Le salsicce fresche, primo acquisto obbligato, son già nel frigo e il salame speziato al peperone sta già solleticando le nostre papille gustative. Mentre ci avviamo verso il ristorante di Biagio, dalle finestre vien già fuori profumo di tagliata di manzo ai porcini. Usciti dal ristorante, sazi e appagati, il nuvolone sulle nostre teste copre la vista della luna e delle stelle. E’ maggio e fa freddo. Si preannuncia pioggia. E’ soprattutto grazie all’ottimo vino che abbiamo in corpo, se decidiamo di provarci comunque: questa notte dormiremo qui, sognando il sole. 


Pizzeria Novecento da Biagio Fardella Tagliata di Manzo Basilicata

Ad una notte di pioggia segue una mattina di pioggia. Per andare a far colazione al bar dobbiamo dotarci di ombrello. La speranza di una bella giornata è l’ultima a morire e credo proprio che oggi morirà annegata!

Al tavolo del bar si ragiona meglio. L’idea sarebbe quella di raggiungere San Costantino Albanese per la festa della Madonna della Stella.

L’idea di visitare un paese fondato da popolazioni albanesi che conserva ancora oggi l’identità, le funzioni religiose in rito bizantino, i costumi e l’arbërishtë (l’antico idioma albanese), ci solletica non poco la fantasia.

Oggi, come ogni seconda domenica di maggio, a San Costantino Albanese, i “Nusazit” (pupazzi antropomorfi di cartapesta) vengono esposti su un palco nella piazza principale, riempiti con polvere pirica e razzi, vengono fatti detonare alla presenza di tutta la comunità in festa.

Pensiamo debba trattarsi di una celebrazione molto molto interessante e saremmo spinti a sfidare il meteo per raggiungere subito la val Sarmento, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, e il piccolo paesino a 650 metri sul livello del mare.

Leggiamo on line qualche informazione aggiuntiva su questa ricorrenza e scopriamo con stupore che i “Nusazit” sono pupazzi a grandezza naturale che raffigurano una donna (nusja), un pastore (Kapjel picut), due fabbri (furxharet) e il diavolo (djallthi). La donna è vestita con il costume di gala albanese; l’uomo, vestito con il tradizionale costume con il cappello a punta, porta due forme di ricotta; il Diavolo ha due facce, quattro corna, i piedi a zoccolo di cavallo (Kemb rrutullore), porta in mano una forca (furrçilja) e la catena del paiolo (Kamastra).

Oltre ai Nusazit, in occasione della festa, viene realizzato un altro pupazzo di cartapesta imbottito di polvere pirica, raffigurante un cavallo col Cavaliere (Kali) pieno anch’ esso di petardi, che viene acceso la sera della vigilia della festa in piazza. Il cavallo con il cavaliere ha un telaio rettangolare ed è trasportato con passo saltellante da un uomo posto al suo interno.

La sera della vigilia è giusto questa sera. Non possiamo certo restare qui a Fardella. Bisognerà approfittare dell’occasione e spostarci a San Costantino.

Inoltre potremo finalmente assistere ad una messa officiata con il rito Greco-Bizantino quasi interamente cantata in albanese antico.

Dopo più di un’ora a bere caffè e a controllare previsioni meteo con lo sguardo perso nel grigio umido che copre il cielo fuori dalla finestra, decidiamo di contattare la Pro Loco di San Costantino per ricevere l’aiuto decisivo ai fini della nostra scelta sul da farsi. Il risultato della telefonata affoga definitivamente tutte le nostre ultime speranze in un’enorme bacinella di pioggia. Il cavallo e gli altri pupi sono zuppi e il legno zuppo, da che mondo è mondo, non brucia. Niente fuochi, niente festa! 

Dopo un’altra ora e qualche altro caffè, siamo ancora al tavolo del bar e il cielo è ancora plumbeo.

Fardella Potenza Basilicata

Smette di piovere solo all’ora di pranzo, il momento ideale per alzarsi da una sedia e andarsi a sedere su un’altra. L’importante è avere sempre un tavolo imbandito di fronte!

Fra i peperoni cruschi che ci ha offerto Gennarino (il gestore dell’area sosta camper), le uova fresche regalateci da Biagio (il proprietario del ristorante che ci ha accolti ieri sera), la salsiccia speziata, un litro di vino e del liquore fatto in casa, il pranzo è servito. Attorno all’unica tavolata ci si ritrova in tanti: salentini, romani, cuneesi, svizzeri, tedeschi e olandesi. Nel frattempo il vento e il timido sole provvederanno ad asciugare il terreno per concederci la possibilità di una passeggiata nei boschi, almeno nel pomeriggio. 

Effettivamente, dopo pranzo, la pioggia ci concede una tregua. Allegri e spensierati ci dirigiamo verso la cappella della Madonna del Rosario e, da lì, proseguiamo per il belvedere. Un passo dopo l’altro, tutti in salita. Passi lenti e cadenzati lungo una striscia d’asfalto ripida. Passi che hanno un obbiettivo: arrivare a perdere lo sguardo sull’intero borgo con il campanile della chiesa madre che svetta alto e, ancora più lontano, su Teana, Chiaromonte e la valle di Serrapotamo, fino a vedere persino la diga di Senise, la più grande d’Europa in terra battuta.

A destinazione ci guardiamo attorno: grigio a destra, grigio a sinistra, grigio all’orizzonte insolitamente vicino. Il grigio ci circonda ed è pure in basso, sotto ai nostri piedi. Siamo in una nuvola! Una volta che ci siamo capacitati di aver fallito l’obiettivo, non ci resta che ritornare sui nostri passi, lenti e cadenzati, questa volta in discesa.

Area sosta camper Fardella Potenza Basilicata




30.4.22

Salento vista mare

Dopo il quinto weekend di seguito a bordo di Odisseo, avevamo pensato di fermarci un attimo ed utilizzare finalmente un sabato e una domenica per riprendere le redini della nostra casa. Ma probabilmente ormai la nostra casa è su ruote e i 300 metri quadri di cemento e mattoni dove abbiamo la residenza non sono null'altro se non uno spazioso rimessaggio per le nostre vite in sosta. E, visto che la sosta per noi non è granché appagante, eccoci di nuovo qui, negli amatissimi 12 metri quadri che, per l'occasione, regalano una splendida vista mare. 
Non è importante il numero di chilometri percorsi, né il tempo trascorso: la vacanza è un'emozione e un van la rende sempre "a portata di ruote"!

24.4.22

I riti della settimana Santa fra Puglia e Basilicata

 14.04.2022 ATELLA (PZ)

Via Crucis Atella Potenza Basilicata

Probabilmente, per questo viaggio, abbiamo scelto il percorso meno agevole ma alla fine, dopo 310 chilometri, siamo comunque arrivati ad Atella in tempo per la Via Crucis. La Basentana (E847) è un cantiere stradale da talmente tanto tempo che ormai sull'asfalto cresce l'erba! A 500 metri di altitudine, nel cuore della Valle di Vitalba, troviamo un paesino semplice, in cui la gente ci accoglie col sorriso caloroso di chi non è abituato a ricevere molte visite forestiere. 

Poco più di 3500 abitanti e una tradizione culturale grande, che affonda le radici in un passato fatto di profondi sentimenti religiosi.

Alle 15:45 siamo già nella piazzetta di fronte al Duomo; abbiamo i nostri agognati quattro posti in prima fila. Arrivano Ponzio Pilato, Barabba, Gesù e decine e decine di altri uomini e donne in abiti d’epoca.

Dalla ricostruzione del giudizio di Pilato alla figura del "Cireneo" che aiutò il Cristo a portare la croce, dalle cadute di Gesù con la croce lungo il tragitto verso il Calvario, fino alla crocifissione, ci spostiamo nello scenario suggestivo delle piazze, delle strade e delle viuzze del centro storico della cittadina per seguire una Via Crucis di vera Passione come non me avevamo mai viste prima.

E, fra una scena e l’altra, non perdiamo l’occasione di conoscere i volontari della Pro Loco Vitalba che organizza la manifestazione, alcuni dei partecipanti e, non per ultimo, il Sindaco che è felice di apprendere che siamo venuti da così lontano solo per partecipare con loro a questo toccante giovedì Santo.


E’ ormai sera quando torniamo al van e ci dirigiamo verso Troia. Dalla Basilicata alla Puglia, dalla provincia di Potenza a quella di Foggia, per assistere, domani mattina alla processione delle catene.


Nell’area camper comunale incontriamo mia madre e il suo compagno, anche loro qui incuriositi dai tradizionali riti della Pasqua. Ci guardiamo in faccia alla ricerca di un generoso volontario che prepari la cena per tutti e decidiamo immediatamente di andare in pizzeria! 

Al “Borgo Antico”, nel cuore del centro storico, le pizze si sono rivelate ottime, i sorrisi e i dolci… offerti. Un benvenuto degno di nota!


(Parcheggio gratuito giorno e notte ad Atella senza servizi in Via Annunziata, 56)


15.04.2022 TROIA (FG)


Processione delle catene Troia

Addormentati dal verso del barbagianni e svegliati dal cinguettio dei passerotti, siamo pronti a prendere parte a questo rito pasquale molto molto particolare. I cinque personaggi incappucciati, scalzi e con delle pesanti catene legate ai piedi escono dalla chiesa sul corso principale, prendono in spalla ognuno una pesante croce in legno e si avviano per un emozionante percorso penitenziale che li porta a visitare i sepolcri allestiti nelle diverse chiese del paese. Cinque personaggi, ognuno dei quali rappresenta uno dei cinque misteri dolorosi, si trascinano in un contesto suggestivo ed estremamente emozionante che ripropone il cammino del Calvario, accompagnati solo dal rumore inquietante delle pesanti catene che scorrono sul lastricato delle strade. Non ci sono preghiere, non ci sono canti, non ci sono lamenti, solo il rumore delle catene con cui ancora oggi gli uomini rendono schiavi i propri fratelli. Una processione lenta che invoca libertà e che ci ricorda che Caino non è morto.

Trascorriamo l’intero pomeriggio nell’area camper, il luogo ideale dove tessere nuove amicizie, bere qualcosa in compagnia e raccontarsi viaggi e avventure. Da qualche decina di minuti si discuteva della necessità per alcuni di noi di fare una capatina al supermercato prima di Pasqua, ma nessuno sembrava interessato ad alzarsi dalla sedia né ad appoggiare il bicchiere di nespolino sul tavolo.

E se Maometto non va alla montagna… il contadino con la sua ape carica di frutta e verdura arriva strombazzando nell’area camper dai suoi “Maometto”. Oggi il supermercato è venuto da noi! Sono già le 6 del pomeriggio e noi siamo ancora qui, col contadino, con la sua bottiglia di moscato e con due chili di fave fresche sul tavolino. 


Alle 20:00 parte un’altra processione. Diciamo che ci stiamo prendendo gusto. Da non credenti e non praticanti, passeremo alla storia come quelli che son riusciti a seguire con immenso trasporto tre lunghi eventi religiosi in meno di 36 ore!

Con largo anticipo andiamo a visitare qualche chiesa che ospita le diverse Congreghe; son tutti intenti a prepararsi e ad indossare gli abiti di rito e ci accolgono calorosamente vogliosi di tessere le lodi della Congrega di appartenenza. Scoviamo una o due piccole chiese che prima d’oggi avevamo sempre incontrato chiuse, ma che varrebbe davvero la pena di visitare. Alle otto in punto siamo in Piazza Cattedrale per la processione dei Misteri. Davanti a noi son pronte le 5 statue: la Cattura, la Coronazione di spine, la Flagellazione, la Prima Caduta e il Calvario.

La processione, lunga e carica di mestizia, è chiusa dalle “Catene”, vestite di viola e a volto scoperto.


(Area sosta camper comunale gratuita con servizi ed energia elettrica a Troia in Via Sant'Antonio, 62)


16.04.2022 CASTELLUCCIO DI VALMAGGIORE (FG)

Castelluccio di Valmaggiore Foggia


Cascate del Freddo
Sveglia e via. Abbiamo un giorno e mezzo “libero” prima della prossima processione. Arriviamo a Castelluccio Valmaggiore di buon ora e cominciamo subito a fare amicizia con la gente del posto. Usciamo dalla falegnameria con tre salametti fatti in casa dalla moglie del falegname. Vaghiamo senza meta per i vicoli e ci fermiamo a chiacchierare con ogni essere vivente dotato di parola. Scopriamo la storia di un paesino di poco più di 1000 abitanti segnato dall’emigrazione, dall’abbandono delle terre e dalle frane. Ci innamoriamo di ogni stradina e di ogni scorcio sull'ampia
valle concava in cui scorre il Celone. A pranzo, nell’ampio parcheggio in Piazza Libertà, siamo tre famiglie di camperisti. Splende il sole e la temperatura è gradevolissima; in 5 minuti siamo già in assetto da pic nic. Lo so che non si fa, ma la situazione è perfetta: vigilia di Pasqua, parcheggio enorme e deserto, quiete assoluta. Sui tavoli troneggiano una splendida minestra di macco di fave tipica siciliana e qualche chilo di fave (acquistate ieri dal fruttivendolo itinerante di Troia) con un bel pezzo di pecorino romano. 

Caseificio Castelluccio di Valmaggiore Foggia Puglia

Dopo pranzo c’è davvero tanto da digerire e da smaltire, quindi ci incamminiamo a piedi tutti insieme lungo la provinciale in direzione di Faeto. Dopo circa un chilometro e mezzo raggiungiamo le cascate del torrente Freddo che, nel territorio di Castelluccio, attraversa un rigoglioso bosco ricco di fauna. Ne approfittiamo per una breve sosta e per immergere nelle fredde acque i piedi già stanchi, prima di riprendere il cammino in direzione di Faeto. Dopo poco più di cinquecento metri percorsi sul ciglio della provinciale ci imbattiamo in un piccolo caseificio con annessa stalla. La proprietaria non esita ad invitarci ad entrare e noi, che a quanto pare abbiamo già digerito il pranzo, non ci facciamo certo pregare. Fra un assaggio di ricotta ancora calda, una fettina di caciocavallo, due tarallini e un bicchiere di vino, scorrono i minuti e si intrecciano i discorsi. Alle 6 del pomeriggio decidiamo che ormai non si proseguirà più con la camminata: si rientra alla base. Dopo l’abbondante merenda, si torna ai camper a preparare la cena, ma non prima di una sosta al bar. Questa mattina avevamo promesso al falegname che saremmo tornati per offrirgli un caffè.


(Parcheggio gratuito senza servizi a Castelluccio di Valmaggiore in Piazza Libertà)


17.04.2022 CELLE DI SAN VITO (FG) - FAETO (FG)

Celle di San Vito Foggia Puglia

Oggi la sveglia è dolce. Sa di uova di cioccolato e di agnellini di pasta di mandorla. Si beve il latte munto ieri sera nel caseificio che abbiamo visitato. La passeggiata mattutina scegliamo di farla fra i vicoli dei due soli comuni francoprovenzali di Puglia, Celle di San Vito e Faeto.

Il vento ci taglia la faccia e il sole è nascosto da grossi nuvoloni grigi. Arriviamo a Cèlles de Sant Uite e scopriamo che di abitanti ad oggi ne conta meno di cento. E’ di gran lunga il comune meno popolato dell’intera regione e si sviluppa praticamente tutto su un’unica stradina che parte dall’antica croce francoprovenzale e termina al castello che si affaccia sull’ampia vallata. In giro non c’è nessuno, solo noi e il vento freddo. Solo poco prima di andar via ci rendiamo conto che non si trattava di un paese deserto, ma bensì di una comunità unita che, in occasione della messa pasquale, si era spostata in massa nell’unica chiesa del paese. Dopo un’oretta ci spostiamo a Faìt, che di abitanti ne conta circa 600 ed è il secondo comune più elevato della Puglia con i suoi 820 metri di altitudine. Il vento freddo diventa quasi insopportabile e dopo una breve visita del paesino e una sosta al bar per un caffè caldo, ci spostiamo subito al ristorante dove abbiamo prenotato il pranzo pasquale.


Faeto Foggia Puglia

Alla locanda “Casa mia”, ci accolgono come se fossimo in famiglia. Ci ritroviamo in 10 commensali dagli otto ai settant’anni e non ci alziamo da tavola se non a pomeriggio inoltrato, satolli di prelibatezze ben annaffiate da un divino Montepulciano. Ad aiutarci a smaltire il lauto pasto ci penserà la “Processione del Bacio”, a Troia… sempre che riusciamo ad arrivarci in tempo.

I compagni di viaggio ci avevano sconsigliato la via più breve da Faeto a Troia, spingendoci a fare dietrofront e a ripercorrere la provinciale 133 passando nuovamente da Castelluccio. Imperterriti decidiamo per l’avventura. In fondo noi abbiamo il nostro “Odisseo”, siamo su un van, mica su un mansardato di 7 metri!

Ma si sa, chi lascia la strada vecchia per la strada nuova, sa cosa lascia e non sa cosa trova! L’avventura sulla via francigena è sicuramente un piacere per gli occhi, con lo sguardo che si perde su un panorama verde che sembra infinito, ma il fondo stradale è quello tipico della strada interpoderale su cui non passa mai anima viva se non il contadino che si reca al lavoro nei campi o il pellegrino che la percorre a piedi con lo zaino in spalla. I tornanti ci tengono compagnia per più di 20 chilometri su un “poco più che sentiero” mal asfaltato, senza strisce bianche a delimitare l’unica corsia e senza alcun tipo di protezione in curva. Diciamo che, seppur non credenti né praticanti, ci raccomandiamo l’anima al Signore… non si sa mai! Arriviamo all’area sosta camper di Troia giusto in tempo per riunirci al gruppo. Ci sono già tanti camper posteggiati e noi ci ritagliamo un piccolo angolino defilato (in fondo siamo su un van, mica su un mansardato di 7 metri!). Unico intoppo: 15 metri di cavo elettrico più una prolunga di altri 10 metri, non ci bastano per raggiungere la colonnina elettrica più vicina. Pazienza. La batteria dei servizi è quasi del tutto carica e, anche se le nuvole hanno messo fuori gioco il nostro pannello solare, per le prossime 24 ore non dovremmo avere problemi di energia. Ci abbigliamo come se oggi fosse Natale e non Pasqua e sfidiamo i 4 gradi e il vento di tramontana per dirigerci verso il centro storico.


La statua della Madonna parte dalla chiesa di San Domenico, mentre quella di Gesù risorto parte dalla chiesa di San Francesco, dalla parte opposta del paese. Le due statue si incontrano e si “baciano” in piazza Cattedrale tra uno scrosciare di battimani accompagnati dal suono della banda. La folla è immensa. Questa antica processione mantiene ancora viva una tradizione religiosa che ha avuto origine probabilmente dai rapporti avvenuti durante la transumanza con il vicino Abruzzo.


18.04.2022 TROIA (FG)

L’unica Pasquetta col bel tempo di cui io abbia memoria è quella di 2 anni fa, quando si era tutti “ai domiciliari” causa Covid. Per il resto, il lunedì dell’Angelo lo ricordo sempre piovoso, o sferzato dal vento. Ovviamente oggi il meteo non ci smentisce e ci svegliamo sbatacchiati da una tramontana fredda che inviterebbe ad un veloce rientro a casa. Ma abbiamo scelto la vacanza e vacanza sia!

Cominciamo con una dolcissima colazione in pasticceria per apprezzare quantomeno il lato goloso di questa vita. 

In piazza Cattedrale a Troia c’è la pasticceria Casoli che custodisce la ricetta unica della “Passionata”, un dolcino con crema di ricotta (mucca, pecora e bufala) ricoperto di pasta di mandorla: una delizia capace di volgere al bello anche la più mesta delle giornate.

Tornati nel nostro van “Odisseo” cominciamo i preparativi per un pranzo che non sappiamo ancora quale piega andrà a prendere. L’unica certezza è che ci serve della carne da grigliare e la macelleria questa mattina è chiusa. Fortunatamente in nostro freezer riserva sempre qualche sorpresa e oggi ci propone un petto di pollo e quattro sostanziose salsicce lucane ripiene di peperone di Senise. Unica piccola difficoltà da affrontare: sono già le 11:00 del mattino e la carne è surgelata. Ci corre in soccorso il mini phon a 12 volt che ancora non avevamo capito a cosa potesse mai servire visto che non è in grado di asciugare la folta “criniera” rossa di mia figlia per cui lo avevamo acquistato. In 20 minuti, col phon ormai fumante, la carne è pronta per essere cotta. Il nostro lunedì dell’Angelo pian piano sta prendendo forma. Prossimo step da affrontare: la location.

Nell’area sosta camper di Troia c’è una piccola casetta in legno sempre chiusa dotata di un’ampia veranda coperta. Decido di chiamare la polizia municipale per chiedere il permesso di piazzarci sopra qualche tavolino e una ventina di sedie. Alla fine ne viene fuori una pasquetta degna di nota a base di uova sode, agnellino di pasta di mandorla tipico salentino, casatiello napoletano e “passionate” locali. Come ogni ritrovo improvvisato, è stato un ritrovo memorabile!

A sera ci rendiamo conto che la vacanza per noi volge al termine. Domani dobbiamo giocoforza rientrare in Salento. Ci sono gli zaini di scuola dei bimbi da preparare, e tante altre faccende da sbrigare prima di affrontare un mercoledì lavorativo. Ci consola solo il fatto che venerdì saremo di nuovo a bordo di “Odisseo”. Decidiamo di salutare la Città di Troia dal tavolo del “Borgo Antico”, la stessa pizzeria che ci ha ospitati giovedì scorso. 

Processione del Bacio Troia Foggia Puglia Pasqua

18.4.22

Cristo si è fermato ad Eboli

Il nostro ultimo week end lucano raccontato sul Girare Liberi

Aliano Basilicata Calanchi


Per preparare questa partenza non ci siamo accontentati della solita guida per camperisti, né della mappa stradale, né tantomeno delle app dove trovare le aree sosta con le recensioni migliori. A questa partenza ci siamo preparati con la buona lettura di un romanzo e con la visione di un film magistrale. Questa breve vacanza la ricorderemo come quella in cui “Cristo si è fermato ad Eboli”: un week end sulle orme di Carlo Levi.



5.4.22

Prime personalizzazioni di Odisseo



Dopo 2000 km in meno di 2 settimane a bordo del nostro nuovo van Challenger V114 max start edition su Fiat Ducato, possiamo dire di aver testato quasi tutto e di essere estremamente soddisfatti. Al momento l’unico neo è il portaoggetti del bagno in alto sopra la finestra: non essendoci nulla a tener fermi gli oggetti che vi si ripongo dentro, ad ogni apertura dello sportellino si rischia un bernoccolo da docciaschiuma o sapone neutro dritto in fronte. Resta comunque un neo di facilissima soluzione (solo non capisco perchè Challenger non abbia pensato a predisporre quantomeno un elastico o uno zoccoletto di legno nel vano portaoggetti); io ci ho messo dentro un contenitore in plastica fissato alla base con del patafix e, avendolo trovato della misura giusta, regge.


Ma i nostri interventi su Odisseo (così abbiamo battezzato il van) non finiscono certo qui. Innanzitutto abbiamo pensato al pavimento e ai sedili. Avendo due bambini di 8 e 11 anni, si prospettava vita breve per i tessuti e ammaccature a non finire sul materiale composito dei pavimenti. Abbiamo risolto con la sagomatura e la posa di un pavimento soffice in pvc a rotolo effetto parquet nella “zona giorno” e  di una moquette nella “zona notte”, sotto ai letti, dove andranno stipati sedie da campeggio, accessori vari, eventuali monopattini e quant’altro. Mezza giornata di lavoro alle prese con fogli di carta per preparare la sagoma e taglierino per inciderla sui rotoli che abbiamo acquistato in un negozio di bricolage e il gioco è fatto. La posa è stata semplicissima perché non ha richiesto alcun tipo di fissaggio, essendo entrambi i rotoli gommati nella parte inferiore e dunque ben aderenti al pavimento originale. La spesa si è aggirata attorno ai 10 euro al metro per rotoli alti 1 metro circa.




Avendo risparmiato qualcosina sul costo preventivato, ci siamo concessi una spesa maggiore per quanto riguarda i tessili. Abbiamo scelto su Amazon due coprisedili posto conducente e passeggero in poliestere e gomma piuma della Bremer e due copri sedute per divano due posti elasticizzate, antimacchia e antigraffio della Taococo. Abbiamo evitato il copridivano unico per le sedute della dinette, preferendo due pezzi separati (uno per la seduta e uno per lo schienale) in modo da lasciare sempre liberi i ganci delle cinture di sicurezza. La spesa complessiva per i nostri 4 posti comodi è stata di circa 130 euro. 


In bagno abbiamo scelto una pedana rigida in listelli di polipropilene per “salvare” il piatto doccia da cadute accidentali di phon, flaconi ed esseri umani incauti. Non trovandola della misura giusta, ne abbiamo acquistata una (sempre dal solito negozio di bricolage) con i listelli facilmente tagliabili ed eliminabili e l’abbiamo sagomata su misura. 


Per il momento, ci fermiamo qui, anche perchè il budget rimasto servirà per i prossimi pieni di carburante col prezzo ormai alle stelle! A brevissimo penseremo anche ad un sistema non troppo dispendioso per sostituire gli oscuranti termici con ventose che ci hanno fatto trovare nella dotazione di Odisseo: troppo scomodi da mettere, togliere e riporre ogni giorno.


Vorremmo comunque isolare sia visivamente che termicamente dal resto del mondo la cabina del nostro Ducato perché ci piace troppo usare i nostri nuovi mazzi di carte e i nostri nuovi calici da vino al riparo da occhi indiscreti.


4.4.22

Week end a Fardella... e non solo!

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01 aprile '22


Siamo rientrati dalle vacanze domenica sera e lunedì mattina avevamo già organizzato un weekend in Basilicata che avrebbe previsto una prima tappa a Fardella. Area sosta Camper da Gennarino e cena a base di tagliata al ristorante da Biagio (pizzeria Novecento) insieme ad un gruppo di 7 altri camperisti salentini. Martedì comincio a controllare il meteo e prevedeva nuvole; lo ricontrollo mercoledì: pioggia. Ok, aspetta e spera! Venerdì mattina carico il van e aspetto che i bambini escano da scuola. Siamo pronti per partire. Apro i siti internet di 3BMeteo, IlMeteo, MeteoAM... Risultato? Prevista neve!

E cosa si fa in questi casi quando si è dotati di van con gomme m+s se non partire comunque?  Questa è la vacanza come piace a noi, quella da decidere strada facendo. Intanto si macinano chilometri, poi si vedrà.



Arriviamo a Fardella con una temperatura di 0 gradi e tanta di quell'acqua che comincio a pensare sia un pesce d'aprile. Stanchi e infreddoliti entriamo nella pizzeria di Biagio e lo splendido spirito della Lucania ci invade e ci scalda il cuore. Di fronte ad una tagliata di manzo e ad un buon litro di vino rosso, la vacanza prende il verso giusto. 

Area sosta Camper a Fardella (comune amico del turismo itinerante) con carico e scarico, elettricità, lavanderia, bagni e docce al costo di 5 euro. Coordinate 40,1130189, 16,1740734


02 aprile '22




Il forte vento mi sveglia alle 5 del mattino. Uscirei volentieri a sgranchirmi le gambe mentre tutti dormono. Apro il portellone giusto 2 centimetri e l'escursione termica mi fa quasi cambiare idea. Metto un piede a terra e scopro di essere nella nuova "piscina comunale di Fardella"; l'acqua mi arriva alle caviglie. Cambio definitivamente idea; l'appuntamento al bar con il resto del gruppo è alle 9. Mi rimetto al letto e sogno l'estate.

Alle 10:00 abbiamo già conosciuto la metà degli abitanti di Fardella (l'accoglienza lucana è impagabile!): il panettiere, la barista, il macellaio, la signora Vincenza...e siamo già zuppi di neve. Alle 12:00 diamo il via alle danze di un pranzo conviviale che durerà fino alle 15:00 con tanto di gestore dell'area sosta camper che viene a trovarci per farci dono di un ottimo salame della zona, di un fiaschetto di vino e di un enorme vassoio di peperoni cruschi di Senise. A questo punto il maltempo è passato in secondo piano. Dopo pranzo usciamo felici sotto la neve e andiamo a casa della signora Vincenza e di suo marito che ci aspettano per il caffè e per farci assaggiare un sorso di vino delle botti della loro cantina. 

Partiamo per Policoro con la promessa di tornare presto a Fardella, da Gennarino, Biagio e Vincenza.


P.s. Dopo cena, col rumore delle onde del mare in sottofondo, io e il mio compagno ci siamo sfidati a scala 40. Attenzione: quando usate uno scivoloso mazzo di carte nuovo di zecca, se avete il tavolino della dinette laccato lucido, controllate bene la pendenza del vostro mezzo altrimenti una carta su tre finirà puntualmente per terra a faccia in su.


Parcheggio gratuito a Policoro senza servizi in largo Enotria. Coordinate 40,1892118, 16,7179583


03 aprile '22



Ci svegliamo di buon ora sul lungomare di Policoro. Finalmente vediamo il sole e respiriamo tutti i 15 gradi che ci regala questa spiaggia che pare infinita. Un passo dopo l'altro, vaghiamo fino all'oasi WWF di bosco Pantano. "Una foresta sacra... dominata dal silenzio e dall'oscurità misteriosa che regna sotto le immense querce vecchie come il mondo... popolata da una folla pacifica di animali." (Richard de Saint-Non 1781)

Poco prima dell'ora di pranzo ecco che arriva una telefonata. Il resto del gruppo che era con noi a Fardella fino a ieri si sta spostando a Ginosa, in provincia di Taranto. A quanto pare il freddo e la neve alla fine hanno scoraggiato anche loro. Il tempo di mettere in moto Odisseo (il nostro van) e ci lasciamo alle spalle la Basilicata. Asia (la mia figlia maggiore) è entusiasta della scelta. Giusto poco fa, on line, ha scoperto che il castello di Ginosa è di costruzione normanna e fu voluto probabilmente da Roberto il Guiscardo intorno al 1080... è proprio la lezione di storia che sta studiando per l'interrogazione di domani... Quale miglior modo per fare colpo sulla prof se non arrivare in classe con una foto che dimostri di aver approfondito la lezione "sul campo"?

Subito dopo pranzo ci mettiamo subito in marcia.

Dal centro storico alla gravina, scopriamo diverse case-grotte e chiese rupestri. Arroccato su di una rupe, inglobato al costone della gravina, troviamo il castello. 

Concludiamo qui il nostro weekend. Da domani potremo cominciare a pianificare il prossimo.


Area sosta camper comunale gratuita a Ginosa  in via Palatrasio 22

Coordinate 40°34'22.4"N 16°45'41.1"E


LA DANZA DEI FENICOTTERI

  21-22.05.2022 TORRE COLIMENA - MANDURIA (TA) Il nostro van “Odisseo” oggi compie due mesi e cinquemiladuecento chilometri. Lo festeggiamo ...